Giotto
Liberazione dell'eretico Pietro
"Il beato Francesco liberò questo prigioniero, accusato di eresia, e per mandato del Signor papa affidato al vescovo di Tivoli; ciò accadde nella festa dello stesso beato Francesco, la cui vigilia lo stesso prigioniero, aveva digiunato secondo il costume della Chiesa".
Due edifici occupano lo sfondo della scena: a destra un edificio rotondo con una porta di gradi dimensioni ed una torre massiccia, che nella sua forma ricorda la colonna di Traiano, mentre in questo edificio il colore dominante è il rosso in quello di sinistra domina il verde, a sinistra una bizzarra costruzione architettonica, con una lunga serie di finestre ed una torre a due piani a forma di loggia; nelle nicchie delle finestre si distinguono vagamente delle figure.
Davanti a questo edificio sono raggruppati cinque chierici: il primo porta il pastorale del Vescovo, che si è inginocchiato a terra al centro della scena. Dalla porta dell’edificio di destra avanza verso di lui un uomo con le mani legate, ai piedi si vedono pure i segni delle catene. Due custodi, in piedi di fianco alla porta, indicano al Vescovo ciò che è avvenuto.
E’ ovvio che si tratta di un intervento miracoloso di San Francesco, poiché sopra il vescovo, nella parte alta della scena, si riconosce la figura di San Francesco che si innalza verso il cielo.
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